Materiali

Da dove viene quello che usiamo

Nel 2009, quando Gianluca Ferretti ha aperto lo studio in via Savona a Milano insieme al fratello Marco, una delle prime decisioni che hanno preso riguardava i fornitori. Niente grossisti generici, niente cataloghi da sfogliare su uno schermo. Volevano toccare con mano ogni lastra, ogni asse, ogni rotolo di tessuto prima di proporlo a un cliente. Quella abitudine non è mai cambiata.

Oggi Ferretti e Figli lavora con una rete di fornitori selezionata nel corso di quindici anni, tra cui alcune cave della Valtellina per il granito grigio Ghiandone, una segheria a Cantù per i legnami di noce canaletto e rovere europeo, e un produttore ceramico di Sassuolo con cui collaboriamo in esclusiva per alcune finiture a effetto materico opaco. Ogni materiale ha una storia e noi la conosciamo prima di inserirlo in un progetto.

Pietra naturale e lapidei tecnici

La pietra è il materiale con cui questo studio ha più confidenza. Lavoriamo il marmo di Carrara per superfici verticali e piani cucina da almeno dodici anni, ma negli ultimi anni abbiamo integrato sempre più spesso il quarzo ingegnerizzato per applicazioni ad alto traffico, per esempio nei corridoi di uffici milanesi dove la lastra deve reggere anni di utilizzo intenso senza perdere omogeneità cromatica.

Il processo di selezione inizia in cava o in magazzino: Gianluca o un collaboratore senior vede fisicamente le lastre in luce naturale, perché una fotografia non restituisce mai le venature reali del marmo Statuario né le inclusioni del Nero Marquinia. Solo dopo la visita diretta decidiamo se quel lotto entra in un cantiere specifico. È un passaggio che richiede tempo ma evita brutte sorprese in fase di posa.

Spessori e lavorazioni superficiali

Utilizziamo spessori da due centimetri per rivestimenti leggeri e da tre centimetri per piani orizzontali soggetti a carico. La finitura spazzolata è quella che consigliamo più spesso negli ambienti residenziali perché nasconde i graffi quotidiani meglio di una lucidatura a specchio, e invecchia in modo più dignitoso. Per i progetti commerciali preferiamo invece la levigatura sabbiata, che offre una presa migliore sotto il piede.

Legno: specie, stagionatura e trattamento

Il noce canaletto che arriva dalla segheria di Cantù viene stagionato in deposito coperto per un minimo di diciotto mesi prima di essere lavorato. Marco Ferretti è abbastanza rigido su questo punto: il legno verde si muove, si deforma, crea problemi a distanza di sei mesi dalla consegna. Perdere qualche settimana in più di attesa vale la pena rispetto a dover tornare da un cliente per riparare una deformazione.

Per i trattamenti usiamo oli vegetali polimerizzati a bassa emissione di solventi oppure vernici all'acqua certificiate per uso interno. Le lacche a solvente le evitiamo quasi sempre, non per una questione di principio astratto ma perché i tempi di essiccazione nei cantieri cittadini di Milano, spesso in palazzi con poca ventilazione naturale, creano problemi pratici a tutti: agli artigiani che devono rientrare, ai residenti del piano di sopra, al cantiere stesso.

Metalli e finiture industriali

L'acciaio inox satinato è una presenza costante nelle nostre cucine e nei bagni di servizio. Lo utilizziamo nella versione AISI 316 per ambienti umidi, mentre per le parti puramente estetiche come maniglie e cornici passiamo all'AISI 304, che costa meno e regge bene in interni asciutti. Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato molto con l'ottone invecchiato naturalmente: nessun trattamento chimico accelerato, solo una protezione trasparente opaca che lascia al tempo il compito di scurire il metallo nel modo giusto.

Il ferro verniciato con polveri epossidiche a forno lo impieghiamo per strutture leggere, scaffalature a muro e telai di porte scorrevoli. È una lavorazione che facciamo eseguire da un carpentiere di Sesto San Giovanni con cui lavoriamo dal 2013, un artigiano che conosce le tolleranze che richiediamo e sa che non accettiamo giochi superiori al millimetro sulle guide.

Tessuti tecnici e rivestimenti morbidi

Per tende, pannelli fonoassorbenti e rivestimenti di pareti usiamo quasi esclusivamente tessuti a base di lana o fibre naturali miste, selezionati presso un agente tessile di Busto Arsizio che collabora con manifatture del distretto biellese. La scelta dipende molto dal progetto: un open space direzionale a Milano ha esigenze acustiche completamente diverse da un appartamento privato in zona Navigli, e il peso del tessuto, la sua densità e il tipo di armatura incidono direttamente sull'assorbimento del suono.

Nella nostra esperienza un pannello rivestito in lana bouclé da 400 grammi al metro quadro, montato su telaio in abete con intercapedine di tre centimetri, riduce la riverberazione in modo percepibile già in una stanza di trenta metri quadri. Non è acustica da sala da concerto, ma è la differenza tra un ufficio dove si lavora bene e uno dove a fine giornata la testa fa male.

Come scegliamo i materiali per ogni progetto

Non esiste un pacchetto standard. Quando iniziamo un nuovo progetto, che sia una ristrutturazione in un appartamento del Quadrilatero o un ufficio a Porta Nuova, la selezione dei materiali parte sempre da un sopralluogo. La luce naturale disponibile, l'orientamento delle finestre, il tipo di pavimento esistente e l'uso reale che si farà degli spazi determinano quasi tutto. Abbiamo imparato che proporre lo stesso materiale in contesti diversi, solo perché funzionava bene altrove, è il modo più veloce per ottenere un risultato mediocre.

Per ogni cantiere prepariamo una scheda materiali con riferimento al fornitore, al lotto di produzione e alle specifiche tecniche di posa. Quella scheda rimane nel fascicolo del progetto per anni: se un cliente torna da noi nel 2031 per ampliare una cucina realizzata nel 2024, sappiamo esattamente quale lastra di quarzo abbiamo usato e da quale fornitore è arrivata. Quella continuità, nel tempo, vale quanto la qualità del materiale stesso.

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