Azienda Agricola
Una storia di famiglia tra le colline di Montalcino
Borghetti e Figli nasce nel 1987, quando Renato Borghetti decise di lasciare il lavoro in cantina a Siena e tornare sulla terra che suo padre aveva coltivato a grano e olivi per quarant'anni. Non era un salto nel vuoto: Renato conosceva ogni curva di queste colline, sapeva come si comporta l'argilla toscana dopo la pioggia d'ottobre e capiva già allora che il Sangiovese grosso su queste pendici poteva dare qualcosa di raro. Oggi, a distanza di trentanove anni, l'azienda è condotta insieme ai figli Marco e Ilaria, che hanno portato rigore tecnico senza snaturare l'approccio diretto e concreto del padre.
Siamo a circa quattro chilometri dal centro di Montalcino, a un'altitudine che oscilla tra i 420 e i 480 metri sul mare. Il microclima qui è particolare: le estati sono calde ma le notti rimangono fresche, e questo rallenta la maturazione delle uve quanto basta per mantenere acidità e profumo nel vino finale.
I vigneti e il lavoro in campo
I vigneti coprono diciassette ettari complessivi. Undici ettari sono destinati al Sangiovese grosso, la varietà alla base del Brunello di Montalcino, mentre i restanti sei ospitano Vermentino e un piccolo appezzamento di Ciliegiolo che Renato non ha mai avuto il cuore di estirpare. Le vigne più vecchie risalgono al 1971, piantate dal nonno Gino con il sistema a alberello, e vengono ancora lavorate a mano perché i filari sono troppo stretti per i trattori moderni.
La scelta di lavorare senza erbicidi non è una questione di moda ma di praticità: su un terreno argilloso-calcareo come il nostro, tenere il manto erboso controllato con sfalci regolari aiuta a limitare l'erosione nelle annate piovose. I trattamenti vengono ridotti al minimo e documentati quadrimestre per quadrimestre in un registro che Ilaria aggiorna con una cura quasi maniacale. La vendemmia si fa ancora a mano, di norma nella seconda settimana di ottobre, e le cassette di plastica da venti chili vengono portate in cantina entro due ore dalla raccolta.
La cantina
La cantina è ricavata in parte nel tufo vivo della collina, una soluzione che mantiene la temperatura tra i dodici e i quattordici gradi tutto l'anno senza bisogno di impianti di climatizzazione. Marco ha ristrutturato l'ambiente nel 2014 aggiungendo una sala di cernita con nastro trasportatore e sostituendo le vecchie vasche in cemento degli anni Settanta con contenitori in acciaio inox a temperatura controllata, ma ha tenuto le botti grandi in rovere di Slavonia da venticinque ettolitri che Renato aveva comprato a Verona nel 1993. È in quelle botti che il Brunello fa il suo affinamento minimo di due anni, così come previsto dal disciplinare, ma spesso Marco aspetta un terzo anno quando l'annata lo richiede.
La pressatura delle uve avviene con una pressa pneumatica a membrana che lavora a pressioni basse, tra 0,5 e 0,8 bar, per non estrarre tannini amari dalle bucce. La fermentazione dura tra quattordici e diciotto giorni, con follature manuali due volte al giorno nelle prime due settimane. Non usiamo lieviti selezionati: la fermentazione parte dai lieviti indigeni presenti sulle bucce, il che rende ogni annata leggermente diversa dalla precedente.
L'oliveto e l'olio
Accanto ai vigneti ci sono circa trecento piante di olivo, in prevalenza Moraiolo con qualche Frantoio e Leccino intercalato. La raccolta avviene a novembre con pettini meccanici portati a mano, e le olive vengono portate al frantoio del paese entro la giornata stessa della raccolta. La molitura avviene a freddo, sotto i ventisette gradi, e l'olio viene filtrato per gravità su cotone prima dell'imbottigliamento. La produzione annua si aggira sui tremilacinquecento litri, una quantità che esauriamo quasi interamente tra gli ospiti dell'agriturismo e chi passa direttamente in azienda.
L'agriturismo come parte dell'azienda
Ilaria ha aperto le camere dell'agriturismo nel 2009, ricavandole dall'ala est del casolare principale, un edificio in pietra serena del tardo Ottocento. I lavori di recupero sono durati quasi due anni e hanno privilegiato materiali locali: pavimenti in cotto di Impruneta, travi a vista originali dove lo stato di conservazione lo permetteva, intonaci a calce che respirano meglio del gesso. Oggi ci sono sei camere e due appartamenti indipendenti, tutti con affaccio sul vigneto o sull'oliveto.
Gli ospiti possono seguire la vendemmia se capitano nel periodo giusto, visitare la cantina con Marco o semplicemente sedersi sotto il pergolato a guardare come tramonta il sole sulle colline dell'Orcia. Renato, che ha quasi settant'anni e lavora ancora ogni mattina, è spesso disponibile per una conversazione davanti a un bicchiere. Se volete saperne di più o organizzare una visita, chiamateci o passate direttamente da noi: è il modo più semplice e diretto per conoscere Borghetti e Figli.