BEBorghetti e Figli

Chi siamo: la storia di Borghetti e Figli

Un podere ritrovato

Nel 1991 Renato Borghetti stava cercando qualcosa di preciso, anche se all'epoca avrebbe faticato a descriverlo. Aveva quarant'anni, una moglie di nome Carla con la stessa testardaggine silenziosa, e una convinzione radicata che la terra di Montalcino valesse molto più di quanto il mercato di quegli anni sembrava disposto a riconoscere. Quando trovò il podere abbandonato sulle colline tra Montalcino e Sant'Angelo in Colle, con i muri in pietra sbrecciati e i vigneti inselvatichiti dopo quasi due decenni di abbandono, ci vide dentro qualcosa che altri non vedevano. Lo comprò.

I primi anni furono duri nel senso letterale della parola. Renato e Carla rimurarono a mano i prospetti in travertino, rifecero i tetti con le tegole recuperate dalla struttura stessa, ripiantarono sangiovese grosso dove i filari erano andati persi. Non c'era un progetto scritto, c'era un metodo: fare bene quello che si aveva davanti quel giorno, e poi ricominciare il giorno dopo.

Da podere ad agriturismo

L'idea di aprire i cancelli agli ospiti arrivò gradualmente, verso la metà degli anni Novanta, quando il casale principale era tornato abitabile e i primi Brunello del podere cominciavano a uscire con una loro identità riconoscibile. Carla fu la prima a capire che la cucina e le camere potevano diventare parte del racconto, non un'appendice. Aprirono le prime tre stanze nel 1997, ricavandole dall'ala nord del casale senza snaturarne la struttura. Le travi erano quelle originali, le pavimentazioni in cotto erano quelle originali, e lo sono ancora adesso.

Renato gestì i vigneti e la cantina per trent'anni con quella stessa logica: poco, fatto bene, senza fretta. Carla tenne la cucina e i rapporti con gli ospiti con una costanza che chi è passato da Borghetti e Figli negli anni ricorda ancora. Non si trattava di ospitalità come concetto astratto. Si trattava di mettere a tavola le persone e dargli da mangiare quello che cresceva a cento metri dalla porta.

La seconda generazione

Oggi l'agriturismo lo portano avanti i figli di Renato e Carla: Marco, che si occupa della cantina e dei vigneti proprio come ha fatto suo padre, e Giulia, che gestisce le camere, la cucina e tutto quello che tiene insieme la parte dell'accoglienza. Renato è ancora qui, presente quasi tutti i giorni, anche se dice che ormai fa solo da consulente. Carla continua a comparire in cucina quando le stagioni lo richiedono, soprattutto durante i periodi di vendemmia.

Sono passati trentacinque anni da quando Renato firmò l'atto di acquisto di quel podere. Il casale ha oggi sette camere, una cantina con le etichette che portano il nome della famiglia, e una sala da pranzo dove si mangia quello che la tenuta produce: olio dalle piante centenarie sul versante est, verdure dall'orto che Carla non ha mai smesso di tenere, carne dalla macelleria di fiducia di Montalcino con cui lavoriamo da più di vent'anni.

Il posto, adesso

Borghetti e Figli non è un posto che si è trasformato nel tempo inseguendo mode o tendenze. I muri sono gli stessi che Renato ha rimesso in piedi a mano. I vigneti sono quelli che lui e Carla hanno ripiantato. Le camere hanno ancora le travi e il cotto del 1997. Quello che è cambiato è che adesso ci sono Marco e Giulia a mandare avanti tutto questo, con lo stesso senso pratico e la stessa attenzione ai dettagli concreti che i loro genitori hanno passato loro non con le parole ma con l'esempio.

Se volete venire a vedere il posto di persona, a provare i vini o semplicemente a stare qualche giorno su queste colline, siete i benvenuti. Telefonateci o passate direttamente: il cancello di solito è aperto.

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